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Dal 2018 non saranno più coniate le monetine da 1 e 2 centesimi

Pubblicato da Andrea Donati in Finanza · 31/5/2017 12:50:00
Tags: monetina
Come si pagheranno i prodotti non a cifra tonda? E se me ne restano in casa, potrò ancora spenderli? Alcune risposte già ci sono, altre attendono una normativa chiara.

Non servono più neppure per pagare il parcheggio o il caffè alle macchinette: le monetine da 1 e 2 centesimi sono destinate a sparire. Un decreto legge ne sospende il conio dal 2018. Facciamo il punto. 

Chi di noi non ha il portamonete pieno di monetine da 1 e 2 centesimi che ormai non riusciamo più a spendere neppure nei distributori automatici? Dal 1° gennaio 2018 potremmo non vederle più. O meglio, nella legge di conversione del decreto 50/2017 (la cosiddetta manovra bis), ora in discussione in Parlamento, è stata inserita una norma che sospende il conio delle monete da 1 e 2 centesimi a partire proprio dal 2018.

Beninteso, le monete in circolazione avranno comunque valore legale anche nel periodo di sospensione e dunque potranno essere usate ancora nei pagamenti, purché vengano messe assieme per arrivare ai 5 centesimi. C'è da considerare anche che l’Italia conia monete insieme ad altri Paesi europei e dunque potranno circolare anche centesimi “esteri”.

Quali vantaggi? E per chi?
È indubbio che si tratta di monetine non facilmente utilizzabili; spesso ce le ritroviamo a riempirci il portafoglio, ma nella maggioranza dei casi non vengono accettate neanche dalle macchinette per la sosta dell'auto o da quelle che distribuiscono merendine, bibite e caffè. Inoltre, la sospensione del conio di queste monetine potrebbe comportare un risparmio di 20 milioni di euro da usare per l’ammortamento dei titoli di Stato. 

Il rovescio della medaglia potrebbe riguardare l'arrotondamento dei prezzi. Per evitare problemi, infatti, soprattutto quando i negozianti daranno il resto per un pagamento in contanti un decreto del Ministero dell’Economia (da adottarsi entro il 1 settembre 2017) definirà le regole di arrotondamento.

Sarebbe stato bene inserire già queste regole nella norma principale, anche perché spesso i decreti non arrivano e ci potrebbe essere il rischio di un vuoto legislativo pericoloso. Un punto fermo già c’è nella norma: l’arrotondamento deve riguardare solo i pagamenti in contanti e dunque quando si paga con una carta, i centesimi resteranno. Ma non basta.

A questo punto fermo occorrerebbe però, perché la norma abbia degli effetti positivi, aggiungerne degli altri già nell’emendamento alla manovra:
  • L’arrotondamento deve riguardare solo i pagamenti e dunque non i prezzi dei singoli prodotti, quanto piuttosto l’importo complessivo dello scontrino da pagare.
  • Lo scontrino riporterà due valori: quello effettivo (che sarà il valore da pagare con carta) e quello invece arrotondato nel caso in cui si paghi in contanti.
  • L’arrotondamento sarà per eccesso o per difetto ai 5 centesimi: dunque 0,1 e 0,2 saranno arrotondati a zero, 0,3 e 0,4 a 5 centesimi; 0,6 e 0,7 sempre a 5 centesimi e invece 0,8 e 0,9 a 10 centesimi. In questo modo gli effetti si compensano. Non ci sarà di certo un aumento dell’inflazione.
  • I centesimi in circolazione conservano il loro valore legale e dunque potranno essere usati per pagare ovviamente le cifre arrotondate per eccesso e per difetto ai 5 centesimi.



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