Giornata della terra. 10 animali in via di estinzione - Notizie - La Voce

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Giornata della terra. 10 animali in via di estinzione

Pubblicato da Andrea Donati in Notizie · 22/4/2017 13:02:00
Tags: ambienteanimaleestinzione
I cambiamenti climatici, aumento della temperatura e scioglimento dei ghiacci, e l’opera dell’uomo stanno mettendo a serio repentaglio moltissime specie animali, che sono costretti a vivere in habitat sempre più ridotti e ostili.

Di Andrea Donati, fonte Hello Green.

22 Aprile, per la giornata della terra elenchiamo alcuni animali che potremmo ancora salvare.

Deforestazione, incendi, urbanizzazione, inquinamento, caccia sono le cause della perdita di preziose biodiversità e animali che presto potremmo non vedere più, come (è uno dei casi più famosi) accadde nel ‘600 con il dodo del Madagascar.

Con il termine estinzione si intende la scomparsa di una determinata specie di organismi viventi. Le cause principali possono essere diverse: un mutamento improvviso dell’ambiente in cui vive la specie, la comparsa di una specie concorrente (per il cibo) o di una specie predatrice.

I campanelli d’allarme che segnalano il rischio di estinzione di una specie sono due: la diminuzione dello spazio vitale, cioè dei territori e habitat che questa specie occupa, e la diminuzione del numero di esemplari della specie stessa.

Vediamo di seguito 10 animali fortemente minacciati dal rischio estinzione e per i quali bisogna prodigarsi perché se ne conservi la specie.

Ape

Le minacce maggiori sono costituite dalla progressiva perdita di habitat per la continua urbanizzazione, dall’impiego di insetticidi altamente tossici dal proliferare di parassiti e agenti patogeni e dal riscaldamento globale, che mettono a serio rischio la salvaguardia di questi animali, indispensabili per il processo di impollinazione. 

Le api non fanno solo il miele. Da loro dipende l’impollinazione di 71 delle 100 colture più importanti al mondo. Per questo, la loro scomparsa metterebbe a rischio anche la nostra sicurezza alimentare. Nel Maryland una legge vieta l’uso dei neonicotinoidi , pesticidi usati in agricoltura che causano la morte delle api, mentre in Italia Lifegate ha lanciato il progetto Bee my Future per tutelare le api in contesti urbani attraverso l’adozione di arnie.

Foca Monaca

Diffuso un tempo in tutto il Mediterraneo, oggi è uno dei mammiferi più rari al mondo. Questo pinnipede ha visto nel tempo ridotto il proprio habitat a causa dello sviluppo turistico delle coste, è stato oggetto di caccia indiscriminata e vittima di epidemie dovute ad alghe tossiche proliferate a causa dell’inquinamento e dal surriscaldamento delle acque in cui vive. Oggi gli ultimi esemplari sono ormai segregati nel solo mar Egeo con alcune popolazioni residue lungo le coste del Marocco e della Mauritania.

Gorilla di Montagna

Oltre a essere una preda ambita da parte dei cacciatori di frodo, questo enorme primate vede ogni anno scomparire la foresta in cui abita, in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo, sacrificata per l’industria del legname e per lo sfruttamento delle risorse nel sottosuolo. Secondo il WWF  ogni anno si perdono circa 700.000 ettari di foreste a causa della deforestazione e del taglio illegale di alberi. Nel 2013 Emmanuel De Mérode, presidente del Parco Nazionale del Virunga , uno dei pochi habitat naturali dove ancora vivono questi animali, ha chiesto all’Europa di salvare i gorilla africani rimasti, che sono attualmente meno di 1000 esemplari.

Koala

Il Koala è l’animale simbolo dell’Australia. Secondo uno studio dell’università di Sydney svolto nel 2013, il nemico più pericoloso per questo marsupiale, poco predisposto ad adattarsi al cambiamento, è il riscaldamento globale Con temperature più elevate, infatti, i koala sono costretti ad abbandonare le piante di eucalipto per trovare riparo su alberi con fogliame più copioso, divenendo facile bottino di predatori più veloci durante gli spostamenti sul terreno. Per salvarli dall’estinzione, occorre quindi un giusto mix di alberi-cibo (eucalipti) e di alberi-riparo, più alti e ombrosi.

Leopardo dell’Amur

Il più raro di tutti i grandi felini, se ne contano poche decine di esemplari, ha subito la perdita della stragrande maggioranza del proprio habitat: la foresta temperata di Corea, Cina nord-est e Russia orientale. Gli incendi per il disboscamento e la conversione dei terreni per l’agricoltura hanno infatti frammentato notevolmente le zone in cui vive. Il povero felino è stato inoltre duramente colpito dal bracconaggio e cacciato per la sua pregiata pelliccia.

Orango di Sumatra

Presente nella foresta pluviale di quest’isola indonesiana, questo primate vive sugli alberi che offrono alimentazione, riparo e un giaciglio per la notte. La deforestazione a ritmi crescenti ha luogo per far posto alle coltivazioni di olio di palma e di acacia, nonché per la produzione industriale di polpa di carta. L’orango quindi si inoltra nelle aree agricole in cerca di cibo, dove viene ucciso dai contadini perché rovina le coltivazioni o dai cacciatori di frodo.

Orso polare

La minaccia maggiore per questo predatore delle zone artiche sono il riscaldamento globale e le trivellazioni per le esplorazioni petrolifere , che riducono sempre più il suo territorio vitale. Meno ghiaccio significa meno cibo, meno cibo per i grandi vuol dire minori possibilità di sopravvivere per i piccoli. Inoltre un recente studio dell’University del Wyoming hanno dimostrato che quando il cibo è scarso, gli orsi non riescono ad adattarsi al cambiamento e muoiono di fame. Oltre al fatto che le sue pressoché uniche prede sono le foche monache, che stanno lentamente scomparendo, proprio per questi stessi motivi.

Panda gigante

Chiamato da molti l’orso vegetariano per la sua dieta a base di bambù, il panda è l’animale simbolo della Cina, dove vive, confinato nelle foreste di bambù della regione del Sichuan, nella Cina occidentale. Il panda gigante oggi è minacciato dall’impoverimento del proprio habitat, dovuto alla deforestazione che fa scomparire quei bambù di cui quasi esclusivamente si nutrono in maniera massiccia (circa 40 kg al giorno), oltre che da un tasso di natalità molto basso: in natura ne restano circa 1600. Dovremo quindi pensare ad uno soluzione sostenibile per questi animali, se non vogliamo averli in futuro solo come dei pupazzi di peluche.

Pulcinella di mare

L’aumento della temperature delle acque loro terreno di caccia ha fatto allontanare le prede predilette, le aringhe: i pesci che questo uccello marino cattura, per cercare di rimediare alla scarsità di cibo, non riescono però a essere mangiati dai pulcini, che quindi perdono peso e si indeboliscono irreparabilmente. Un’ altro fattore che nuoce ai pulcinella è la pesca: spesso finiscono intrappolati nelle reti dei pescherecci e muoiono annegati. Uno degli ultimi habitat naturali dove si può vedere una colonia di Pulcinella di Mare è nella città di Vik, in Islanda dove si sta puntando moltissimo sulla sostenibilità ambientale.

Tigre siberiana

Questo splendido felino soffre per la distruzione del proprio habitat (disboscamento delle foreste per ricavarne legname e costruire nuovi insediamenti umani) e la diminuzione delle prede tipiche come il cervo, oltre alla caccia di frodo, che lo riguarda anche se si tratta di un animale protetto. Ne rimangono in natura poche centinaia di esemplari, sparse tra Russia, Cina e Corea del Nord.




Torna ai contenuti | Torna al menu