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L’accordo sulla giustizia. Cosa prevede l’accordo raggiunto ieri? Come sarà la riforma?

Pubblicato da in Appennino · 30/7/2021 07:49:00



Di Andrea Donati

Dopo aver fatto digerire il green pass a Salvini, Draghi ha incassato un altro via libera fondamentale sulla strada che deve portare il suo governo ai tre obiettivi per cui è nato, l’uscita dalla pandemia con una vaccinazione di massa, la ripresa economica e le riforme come precondizione (e conseguenza) degli aiuti europei.

Il via libera è quello dei 5 Stelle alla riforma della Giustizia, arrivato dopo una lunga e intensa giornata di trattative. Ora l’impianto disegnato dalla ministra Cartabia è pronto ad approdare, domenica, nell’Aula della Camera, con i soli emendamenti delle opposizioni.

Ma cosa prevede l’accordo raggiunto ieri? Come sarà la riforma?

• L’obiettivo è bilanciare l’effetto della legge voluta dal precedente ministro, il grillino Bonafede, che aboliva la prescrizione. Si tratta di soddisfare la richiesta dell’Unione europea di accorciare i tempi dei processi. Per questo è stata introdotta l’«improcedibilità», che pone fine al processo dopo un determinato lasso di tempo e di fatto elide lo stop alla prescrizione.
• L’improcedibilità è compensata dal previsto aumento degli organici della giustizia, che dovrebbe consentire di accelerare — e concludere — i processi. Ma i 5 Stelle — e i magistrati, come ricorda Paolo Mieli — hanno contestato duramente la svolta.
• La riforma sarà ora applicata in modo graduale, per via di una norma transitoria che racchiude il compromesso raggiunto ieri. Per i primi 3 anni, fino al 31 dicembre 2024, sono previsti termini più lunghi per tutti i processi: 3 anni in Appello e un anno e mezzo in Cassazione, con una possibile proroga (fino a 4 anni in Appello e 2 anni in Cassazione).
• Dal 1° gennaio 2025, i processi in Appello dureranno fino a 2 anni, con possibile proroga di un anno al massimo; in Cassazione, 1 anno con una proroga di sei mesi.
• Fino al 31 dicembre 2024 i reati di associazione di stampo mafioso e terrorismo (su richiesta dei 5 Stelle) e violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti (su richiesta della Lega) avranno un regime a parte, con proroghe illimitate (dettate dalla complessità del processo).
• Per l’aggravante mafiosa sono previste invece fino a due proroghe ulteriori, oltre a quella prevista per tutti i reati: fino a 3 proroghe di un anno in Appello, quindi con un massimo di 6 anni per la durata dell’Appello e di 3 anni in Cassazione.
• Dal 1° gennaio 2025 per i reati gravi restano proroghe illimitate (sempre motivate e ricorribili); per l’aggravante mafiosa, massimo 2 proroghe di un anno in Appello e 2 di 6 mesi in Cassazione.

Giuseppe Conte, che nel corso della giornata aveva minacciato una problematica astensione dei ministri 5 Stelle — gli stessi che avevano già detto sì alla riforma prima delle modifiche concordate ieri — dice di aver evitato «che i processi per mafia e terrorismo si avviassero a dissolversi nel nulla». Alla sua prima prova da leader (post)grillino e socio di maggioranza del governo che ha sostituito il suo, rivendica dunque di aver difeso le bandiere del movimento.

Rimane da vedere se basterà a zittire quanti hanno continuato ad additare Draghi e Cartabia come responsabili di uno scempio giuridico e morale.

Ma se tutti i partiti si dicono soddisfatti, il più soddisfatto di tutti è il presidente del Consiglio, che in attesa della prossima riforma tabù — quella del Fisco, in programma in autunno — può tornare a concentrarsi sul virus.

Fonte: Corriere della Sera


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