Brevi. Fase 2: -30% teme chiusura definitiva- Sanatoria colf e braccianti al via- Mutui, un italiano su tre in difficoltà (due su tre nella ristorazione) - Notizie - La Voce

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Brevi. Fase 2: -30% teme chiusura definitiva- Sanatoria colf e braccianti al via- Mutui, un italiano su tre in difficoltà (due su tre nella ristorazione)

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 1/6/2020 06:37:00



Fase 2: riaperte 82% Pmi ma 30% teme chiusura definitiva

A due settimane dall'avvio della Fase 2, delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi che sono potute ripartire, l'82% ha riaperto l'attività: il 94% nell'abbigliamento e calzature, l'86% in altre attività del commercio e dei servizi ma solo il 73% dei bar e ristoranti. E' quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con SWG, in cui si evidenzia anche la lettura contraria dei dati: il 18% delle imprese che potevano riaprire non l'ha ancora fatto e la percentuale sale al 27% tra bar e ristoranti.
Soprattutto, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell'eccesso di tasse e burocrazia e della carenza di liquidità.
"Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c'è il rischio di una tempesta perfetta: da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate, dall'altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava e che richiede che le misure previste dal Decreto Rilancio siano attuate al più presto", commenta il presidente, Carlo Sangalli.
"Serve meno burocrazia e una accelerazione delle iniziative anticrisi dalla quale dipende la ripartenza dell'economia e il futuro del nostro Paese", aggiunge.



Sanatoria colf e braccianti al via: interessati 480mila extracomunitari irregolari

Manca una settimana esatta al debutto della sanatoria dei lavoratori irregolari (italiani o stranieri) varata dal Dl Rilancio. Sono 480mila gli irregolari extraUe interessati-

Manca una settimana esatta al debutto della sanatoria dei lavoratori irregolari (italiani o stranieri) varata dal Dl Rilancio: i datori o i lavoratori interessati all’emersione possono infatti fare domanda dal 1° giugno al 15 luglio (articolo 103 del Dl 34/2020). L’edizione 2020 della regolarizzazione apre le porte solo a due categorie: braccianti agricoli e lavoratori domestici.
Il Governo stima 220mila adesioni alla procedura, in base alle domande arrivate per le ultime sanatorie del 2009 e del 2012. Ma centrare i numeri effettivi è difficile. Sia perché nei due comparti interessati dalla regolarizzazione la platea potenziale comprende fino a 1,1 milioni di lavoratori “fuori legge” italiani, cittadini Ue ed extracomunitari, mappati dall’Istat. Sia perchè, per questi ultimi, solo in alcuni casi l’irregolarità di lavoro si sovrappone all’irregolarità nel soggiorno in Italia.


Mutui, un italiano su tre in difficoltà (due su tre nella ristorazione)

Pagare la rata del mutuo sta diventando sempre più difficile. Stare in regola con le scadenze in tempo di Covid-19 mette in difficoltà oltre un italiano su tre. Lo sottolinea la Banca d’Italia in un’indagine riportata nella Relazione annuale: il 38% dei mutuatari si trova in una situazione critica «a causa del dell’epidemia». La percentuale cresce se si restringe il campo di indagine agli autonomi (52%) o a chi lavora nel commercio e nella ristorazione (64%). L’indagine della Banca d’Italia evidenzia come l’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown abbiano «determinato un marcato deterioramento della condizione economica per l’insieme delle famiglie». E, sottolinea, «nonostante i trasferimenti e i sussidi del governo, ciò si è tradotto in un calo dei redditi familiari complessivi che ha interessato metà dei nuclei».
Non è solo il mutuo a tormentare gli italiani. I finanziamenti presi, magari per pagare l’auto, vedono in difficoltà un terzo di quanti si sono indebitati. Insomma, quel che è stato messo in cascina nell’era pre-Covid, in cui non si navigava certo nell’oro, non basta. Le riserve a disposizione di tante famiglie sono limitate. Sfiorano il 40% coloro che hanno dichiarato — sempre nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto un campione di tremila persone — di avere accumulato risparmi sufficienti solo per tre mesi. E solo per far fronte ai consumi essenziali, come mangiare, vestirsi e pagare le rate. Fin qui il problema, ma la Banca d’Italia indica anche le possibili soluzioni. A cominciare dal Fondo Gasparrini, che permette di mettere in pausa per un anno e mezzo i pagamenti di chi ha un mutuo sulla prima casa. La sua dotazione è stata rinforzata dal governo proprio con i recenti decreti anti-Covid. Alle banche sono arrivate oltre 100 mila domande di accesso. Le accolte sono «oltre 32 mila», fa sapere via Nazionale che ha aggiornato i dati ai primi di maggio. Ma c’è spazio per concedere «circa 300 mila ulteriori sospensioni». E poi c’è anche la moratoria tra l’Abi e le associazioni dei consumatori, per mettere in stand-by per un anno quei mutui diversi da quelli che possono beneficiare del Fondo. Strumenti che hanno mostrato funzionare. «Oltre il 70% dei nuclei familiari che hanno fatto ricorso a forme di sospensione delle rate negli anni 2015-2016 ha ripreso i pagamenti regolarmente alla scadenza dell’interruzione», si evidenzia nella Relazione. Difficile, però, immaginare adesso lo scenario economico che si potrà concretizzare il prossimo anno.



Torna ai contenuti | Torna al menu