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Case vacanza, affitti brevi, appartamenti turistici, B&B. Una risorsa per le seconde case?

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 3/2/2020 11:02:00
Leggi e regolamenti, cosa bolle nella pentola del governo ed altri aggiornamenti



Di Andrea Donati

Con la spinta che si sta registrando allo sviluppo del turismo sull’Appennino, abbiamo assistito alla nascita di numerose attività di affitti brevi, appartamenti turistici e Bed & Breakfast … ma ancora non c’è molta chiarezza sulle relative norme e aspetti fiscali.

Cerchiamo di fare un po’ di luce sull’argomento aiutandoci con l’autorevole testata Il Sole 24 Ore, riportando alcuni passaggi di articoli pubblicati in merito.

“La stretta su Airbnb e affitti brevi è rinviata, il Governo prepara riforma ad hoc. La proposta punta a stringere le maglie per coloro che affittano per brevi periodi stanze, case vacanze o appartamenti, e riguarderebbe anche Airbnb (portale on-line per le prenotazioni).

La stretta per chi affitta ai turisti case o stanze per periodi brevi, magari attraverso la piattaforma Airbnb che in Italia conta 459mila appartamenti in affitto, è rinviata. Dopo il ritiro dell’emendamento al dl Milleproroghe presentato dal Pd alla Camera le norme dovrebbero ritornare in pista all’interno di una riforma più complessiva sul tema caldissimo degli affitti brevi. Il Governo sta infatti lavorando proprio in questi giorni al disegno di legge sul turismo collegato alla manovra.

L’emendamento, poi ritirato dopo le critiche arrivate anche dentro la maggioranza (da Italia Viva) e fuori dal Parlamento da diverse associazioni che rappresentano i proprietari di casa, puntava a dare la possibilità ai comuni di consentire l'affitto turistico solo con il rilascio di una licenza, stabilendo anche un tetto al numero di permessi.
La proposta stabiliva anche un tetto alla durata degli affitti nell'anno, con un occhio particolare ai «centri storici». L'affitto di più di tre stanze, anche in case diverse, per meno di 8 giorni, veninva inoltre considerato attività d'impresa e quindi necessitava del ricorso alla partita Iva. Alla riunione di maggioranza del 28 gennaio, però, questa proposta non è stata accolta.

La riforma nel collegato sul turismo
A spiegare il futuro delle norme sugli affitti brevi è stato il deputato Pd Nicola Pellicani, primo firmatario della proposta per la stretta sugli affitti brevi al dl Milleproroghe: «Ho accolto l'invito del governo al ritiro, in quanto lo stesso governo si è impegnato a riprendere i contenuti dell’emendamento all'interno del collegato alla Legge di Bilancio sul turismo, una proposta di legge che i vari ministri hanno facoltà di presentare dopo l'approvazione del Bilancio entro il 31 gennaio 2020. Per cui il testo arriverà in Parlamento a giorni e sarà discusso a strettissimo giro. Un primo traguardo è stato raggiunto». Sulla stessa scia il Movimento Cinque Stelle che si è detto «fortemente intenzionato a riformare il settore dell'ospitalità. Auspichiamo di poterlo fare già nel collegato del turismo che arriverà a breve».

Italia Viva: no a licenze, sì ad attività imprenditoriale
Anche Italia Viva, la più contraria all’emendamento, ha sottolineato come «la problematica delle locazioni brevi è calda ed è venuto il momento di trovare delle soluzioni», avverte Sara Moretto, capogruppo in Commissione Attività produttive alla Camera. «Per noi bisogna farlo - aggiunge - coniugando il monitoraggio necessario a contrastare evasione fiscale e abusivismo con un approccio che tenga conto delle nuove frontiere dell'accoglienza e di un asset sempre più strategico per il nostro Paese come il turismo». «Per questo, siamo contrari - ha concluso la deputata di Italia Viva - all’ipotesi di affidare ai comuni il rilascio delle licenze, scongiurando il rischio di nuovi balzelli o aumentare il soffocamento dovuto all'iperburocrazia. Siamo invece favorevoli a fare chiarezza sui criteri per definire quando un'attività di locazione diventa imprenditoriale».

Airbnb, come gestire gli affitti brevi senza diventare impresa.
Il quesito posto all’Agenzia riguarda la manovra di primavera di due anni fa (articolo 4 del Dl 50/2017), che prevede – in caso di affitti brevi – l’obbligo di ritenuta da parte degli intermediari e la possibilità per il locatore di optare per la cedolare al 21 per cento. Ai fini del decreto legge, sono «locazioni brevi» gli affitti che abbiano le seguenti caratteristiche:
• riguardino stanze o abitazioni;
• non durino più di 30 giorni;
• siano stipulati direttamente o tramite soggetti che fanno intermediazione immobiliare o gesticono portali online (come Airbnb, ma non solo);
• includano eventualmente la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e pulizia dei locali (cui la circolare 24/E/2017 ha aggiunto utenze, wi-fi e aria condizionata);
• siano stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.

L’Agenzia ricorda, tra l’altro, che non è mai stato emanato il regolamento previsto dal decreto legge 50 con il quale si sarebbero potuti stabilire «i criteri in base ai quali l’attività di locazione si presume svolta in forma imprenditoriale», anche in termini di numero di case locate o alla durata delle locazioni su base annua.

La risposta delle Entrate è interessante perché spesso le normative locali - non di rado oggetto di contenzioso di fronte alla Corte costituzionale - chiedono ai privati che svolgono attività di affitti brevi di qualificarsi a vario titolo come soggetti “professionali” o “imprenditoriali” (imponendo comunicazioni, fissando standard di servizio o applicando tributi locali come la Tari con le tariffe proprie delle case vacanza).”

Con la speranza di essere stati d’aiuto, soprattutto a chi ha intenzione di iniziare tale attività, ricordiamo che il presente articolo è stato composto estrapolando le notizie dal “Il Sole 24 Ore”. 




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