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Careggi, entra in ospedale per un tumore ma muore di coronavirus

Pubblicato da Andrea Donati in Firenze · 6/5/2020 04:54:00
Era stata negativa ad 8 tamponi. Un calvario in 5 ospedali.



Di Andrea Donati

Elena Mariani, 45 anni, è morta dopo un ricovero di oltre venti giorni: la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti.

E' morta senza potere vedere i propri cari, come successo a tanti in questa tragica pandemia. Ma Elena Mariani, 45 anni, dipendente della Coop di Bagno a Ripoli, in ospedale era entrata per curare un tumore ed era risultata più volte negativa al tampone. Eppure, dopo 20 giorni di ricovero in camera sterile a Careggi, sarebbe morta di coronavirus

Partiamo dall'inizio. A raccontare i fatti è Franco Mariani, fratello della donna e giornalista piuttosto conosciuto in città

“Elena si è sentita male il 19 marzo ed è stata portata in ambulanza al pronto soccorso di Ponte a Niccheri”, ricorda il fratello. Da qui inizia una serie di 'trasferimenti' in vari ospedali, non senza spiacevoli 'inconvenienti'.

“Viene trasferita a Villa Ulivella e qui, in attesa di una Tac, resta per una settimana”, racconta il fratello. “Dopo una settimana viene dimessa ma la sera stessa Elena si sente di nuovo male e torna a Ponte a Niccheri”. Segue un trasferimento all'ospedale di Figline Valdarno.

“Qui le viene messo un catetere ma Elena non riesce più a urinare. I sanitari - prosegue Franco Mariani, contattato per telefono -, ritengono che abbia un blocco renale e viene portata a Torregalli. Qui si scopre che in realtà il catetere era ostruito dal 'pannolone'”.

Finalmente il primo aprile la donna arriva a Careggi. “Le viene diagnosticato un tumore al sangue, il morbo di Burkitt, una malattia dalla quale si può guarire nell'80% dei casi ed è ricoverata ad ematologia”, continua Franco Mariani.

La donna era già stata sottoposta a cinque tamponi, tutti negativi. “A Careggi, il primo aprile, è sottoposta al sesto tampone, anche questo negativo. Poi viene ricoverata in camera sterile. Come ha fatto a risultare positiva ad un tampone il 23 aprile? Il contagio deve essere avvenuto in camera sterile”, è quello di cui sembra sicuro il fratello.

Non è tutto. Tra il 17 e il 18 aprile nella stanza dove fino a quel momento era ricoverata Elena da sola, viene ricoverata anche una ragazza in attesa di trapianto. “E' dopo l'arrivo di questa ragazza nella stessa stanza che mia sorella inizia ad avere sintomi. Febbre alta, tosse”.

Ad Elena vengono fatti altri tre tamponi. “I primi due risultano ancora negativi mentre il terzo, il 23 aprile, risulta positivo. Era il nono tampone al quale mia sorella veniva sottoposta”, ricostruisce il fratello Franco.

La situazione peggiora molto velocemente. La donna viene trasferita a malattie infettive, poi in terapia intensiva, posta in coma farmacologico e infine intubata. “Quando le hanno detto che andava in coma farmacologico sicuramente sapeva che stava morendo, senza alcun familiare o persona cara accanto”.

“Come è successo? Era positiva la ragazza arrivata nella stanza di Elena? Oppure qualche sanitario?”, si chiede il fratello. Domande sulle quali ora anche la magistratura vuole fare luce.
Ricordiamolo, al momento non c'è nessun indagato. E la scienza non ci ha ancora detto con certezza quanto a lungo il coronavirus può restare in incubazione senza manifestarsi. Ma i familiari attendono risposte.

Il decesso è avvenuto il 29 aprile. Oggi, 5 maggio, sul corpo della donna al reparto di medicina legale di Careggi è stata effettuata l'autopsia, durata sei ore.

“Per sapere qualcosa ci vorrà tempo. Chiediamo solo di sapere cosa è successo”. Durante il weekend scorso colleghi della Coop di Bagno a Ripoli e amici hanno ricordato la donna di fronte al supermercato. “Cosa voglio ricordare io di lei? Il suo sorriso speciale, ne aveva uno per tutti”, dice il fratello.


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