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Fase 2 emergenza Covid, le imprese bolognesi prevedono un forte calo di fatturato e clienti

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 11/5/2020 20:22:00
Una su due ha chiesto liquidità, il 96% non l’ha ancora ottenuta.



Cna: “Le aziende bolognesi sono preoccupate, ma non rassegnate
Le promesse fatte però vanno poi mantenute
Una su due ha chiesto liquidità, il 96% non l’ha ancora ottenuta”

Come cambierà il fatturato delle imprese dalla fine di maggio, quando per tutte inizierà la Fase 2? Per un’impresa su quattro calerà del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per un’impresa su sei il calo sarà del 50%. Solo un’impresa su 100 si aspetta una crescita degli utili e solo il 3% che rimangano invariati.

E’ uno dei dati più significativi del sondaggio realizzato da Cna sulle imprese, il sondaggio si è svolto dal 20 al 28 aprile, quindi quando gli effetti economici del coronavirus si erano già fatti sentire con forza sulle aziende.

Il sondaggio è stato fatto da Cna a livello nazionale. Vi hanno partecipato quasi 1200 imprese bolognesi e questi sono i dati che emergono dal “sentiment” delle imprenditrici e imprenditori di Bologna.

Che effetto avranno sulla Sua attività, è stato chiesto, le nuove disposizioni di sicurezza sul lavoro? Per il 50% provocheranno un rallentamento dell’attività e per il 33% un aumento di costi di gestione: solo il 17% non prevede impatti rilevanti.

Il 67% comunque già alla fine di aprile aveva adeguato le sue attività alle nuove disposizioni in materia di rischi.

L’emergenza Covid-19 ha condizionato i rapporti con i clienti? Il 55% confessa che il rischio di perdere clienti è molto alto, il 14% già li ha persi, il 25% invece è fiducioso di mantenere fedele la sua clientela.

Il Governo come dovrebbe programmare le riaperture delle attività produttive? Per il 48% delle imprese con gradualità seguendo una programmazione preventivamente comunicata. Per il 21% bisogna procedere di pari passo con gli altri Paesi e il protrarsi del lockdown comporterà la perdita di quote di mercato.

Ma in sintesi, qual è lo stato d’animo degli imprenditori bolognesi, dopo settimane di lockdown e un futuro decisamente incerto? Il 66% ammette una forte preoccupazione, il 13% mantiene fiducia, l’11% confessa la sua angoscia e il 7% si dichiara decisamente smarrito.

“Da queste risposte – commenta Claudio Pazzaglia, Direttore Cna Bologna – si capisce quanto sia difficile la sfida che le imprese stanno affrontando e si preparano ad affrontare nella Fase 2 di convivenza col virus. La maggior parte come si vede sta mettendosi in regola con le norme di sicurezza, ma le aspettative delle imprese volge decisamente al pessimismo: fatturati in calo, clienti persi, aumento dei costi di gestione.

Cna spera che questa voce arrivi alle orecchie del Governo e delle Istituzioni locali, gli imprenditori raramente sbagliano le previsioni, e se questo sarà il panorama dei prossimi mesi diventa decisivo che vengano messe in campo misure economiche straordinarie e moratorie significative. Il dato confortante è che le imprese dichiarano preoccupazione, ma non angoscia e smarrimento, significa che la voglia di lottare resta. E questa è una garanzia per la tenuta economica e dei posti di lavoro.”

Il sondaggio di Cna oltre che alle previsioni sul futuro, ha chiesto alle imprese anche una valutazione sulle settimane di emergenza virus passate.

Il 60% delle imprese ha dichiarato di avere completamente sospeso l’attività. Rispetto ai provvedimenti del Governo, sono state apprezzate le misure relative alla tutela della salute: chiare, facili da capire, necessarie ed efficaci per il 40% delle imprese.

Bocciatissime le misure su credito e liquidità: il 63% le valuta male e molto male. Bene invece le misure sulle moratorie, sulla sospensione degli adempimenti fiscali e sugli ammortizzatori sociali. Il 47% ha chiesto credito: il 35% entro i famosi 25.000 euro.

“Il 96% di chi l’ha chiesto però non ha ancora avuto il via libera dalla banca – fa notare Pazzaglia – e questo davvero non è un bel segnale rispetto al necessario affiancamento del mondo finanziario alle imprese”.

Il 50% delle imprese ha usufruito della sospensione dei versamenti fiscali e contributivi. Il 73% ha usufruito degli ammortizzatori sociali. L’80% ha richiesto i famosi 600 euro all’Inps.

“Le imprese insomma accettano e richiedono quanto gli viene loro proposto – conclude Claudio Pazzaglia – liquidità, moratorie, ammortizzatori, integrazioni economiche. Il problema evidentemente è se poi riescono ad ottenere quanto gli è stato promesso”.




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