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La Collezione Marini di strumenti musicali meccanici in mostra negli spazi della Rocchetta Mattei

Pubblicato da Andrea Donati in Grizzana Morandi · 22/11/2019 15:25:00
Apre al pubblico, all’interno del percorso di visita della Rocchetta, il nuovo allestimento permanente di una selezione rappresentativa della straordinaria Collezione 



Di Andrea Donati

Una nuova sinergia condivisa tra Fondazione Carisbo, Comune di Grizzana Morandi, Unione dei comuni dell’Appennino bolognese e Città metropolitana di Bologna per arricchire il percorso di visita della Rocchetta Mattei, meta sempre più di spicco nel panorama culturale e turistico, nazionale e internazionale.

È l’esito del progetto che vedrà la collocazione permanente di alcuni strumenti musicali meccanici della Collezione Marini, all’interno degli spazi aperti al pubblico della Rocchetta Mattei. A partire da sabato 23 novembre 2019 i visitatori del castello potranno ammirare parte della straordinaria collezione raccolta dall’industriale romagnolo Marino Marini (1907-1985).

Una collezione in grado di stimolare sia l’amore per la musica, sia l’interesse per la geniale meccanica che consentiva la produzione automatica del suono e la fruizione “popolare” di ogni tipo di musica.

La Fondazione Carisbo è proprietaria del complesso monumentale della Rocchetta Mattei, parzialmente ristrutturato e adibito ad accogliere attività espositive e museali. Il castello è concesso in comodato d’uso al Comune di Grizzana Morandi, che ne cura la gestione in collaborazione con l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e la Città metropolitana di Bologna.

La Fondazione è inoltre proprietaria della Collezione Marino Marini di strumenti musicali meccanici (assoggettata al regime vigente per i beni di particolare interesse culturale per effetto di apposito vincolo ministeriale nel 1985, con estensione della dichiarazione nel 2005): con questa iniziale esposizione degli strumenti all’interno della Rocchetta, si rafforza dunque l’impegno indirizzato a conseguire gli obiettivi di conservazione, conoscenza e valorizzazione di entrambi i beni culturali di grande interesse, con ricadute positive sull’intero territorio montano bolognese.

«La Fondazione Carisbo acquistò nel 2007 la Collezione dopo la morte di Marini dai suoi eredi – afferma il Presidente Carlo Monti –, trasferendo gli strumenti a Riola di Vergato nel 2009. Il nostro intervento ha così evitato che venisse dispersa la tradizione della musica meccanica, che ad esempio tanti altri paesi europei hanno mantenuto sempre viva, dando continuità e rinnovando il complesso lavoro di studio, di restauro e di valorizzazione degli strumenti.

Oggi compiamo un primo passo verso la restituzione al pubblico e a tutti gli appassionati di una Collezione le cui origini risalgono agli anni Cinquanta e che nei primi anni Settanta risultava, con già quattrocento strumenti, la più grande collezione italiana di strumenti automatici e una delle più grandi al mondo. Si tratta di un primo passo poiché nel 2020 è in programma l’ampliamento dell’esposizione permanente, sia all’interno della Rocchetta sia nell’attiguo edificio detto “Mercantone”, oggetto nei prossimi mesi di un’apposita ristrutturazione per la fruizione di decine di altri pregevoli strumenti».

«Accolgo con curiosità e piacere questa nuova collezione che la Fondazione Carisbo mette a disposizione di tutta la comunità – dichiara il Sindaco della Città metropolitana, Virginio Merola –, un’esposizione di strumenti molto particolari che va ad arricchire il patrimonio della città metropolitana, a testimonianza della fervida realtà musicale che da secoli contraddistingue il nostro territorio e Bologna, proprio per questo riconosciuta “Città Creativa della musica” dall’UNESCO».

«La Collezione Marini rappresenta per la Rocchetta Mattei e l'intero territorio dell’Appennino
bolognese una straordinaria opportunità, che andrà ad arricchire ulteriormente l'offerta culturale e turistica – commenta il Sindaco di Grizzana Morandi, Franco Rubini –. Si tratta di risultati che non sarebbe stato possibile conseguire senza la fattiva collaborazione tra il nostro Comune e attori diversi come la Fondazione Carisbo, la Città metropolitana di Bologna e l’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese».

Tutti gli strumenti restaurati e funzionanti, esposti nel percorso di visita della Rocchetta Mattei:
SALA DELLA MUSICA
Organo portativo
Splendido portativo meccanico a spalla di scuola italiana costruito tra il 1850 e il 1860 da «Coda Lorenzo, Torino. Costruttore d’organi a cilindro d’ogni tipo». Uno strumento similare era alla Reggia di Caserta alla Corte di Re Francesco II (esposto ora al museo Santa Cecilia a Roma). Alla Reggia era utilizzato per ballare il Minuetto (ballo con scambio di dama) presumibilmente con ospiti o amici dei reali senza la presenza di strumentisti. La musica dello strumento è “impressa” in un cilindro rotante provvisto di tanti piccoli chiodi. Ogni chiodo è una nota. Al ruotare del cilindro tramite una manovella si aziona un mantice che invia aria a canne e ance.



Piano melodico
Piano melodico a sei ottave, brevettato dal bolognese Giovanni Racca nel 1886. Questo strumento di grande eleganza era presente nelle regge, case di nobili e facoltosi dell’epoca. Uno similare, giunto ai giorni nostri è appartenuto alla Regina Margherita di Savoia. Il funzionamento è basato su un sistema di “lettura” a libri di cartone ripiegato con fori (diversamente dai piani a cilindro e dai pianoforti pneumatici), in cui ogni foro è una nota. Ruotando la manovella il cartone avanza e tramite un sistema meccanico “legge” i fori azionando i martelletti che battono sulle corde. È dotato di una leva che consente il piano e il forte, e potendo fruire di un piano armonico maggiore (in superficie) offre una grande ricchezza di note e un timbro del melodico cromatico superiore in finalità. Il piano melodico, per la sua grazia, completezza, economicità e facilità di manutenzione incontrò immediatamente il favore del pubblico, che per cinquant’anni non si stancò di acquistarlo e di arricchirlo dei numerosi libri che uscivano ogni anno.   



STUDIO DEL CONTE
Orchestrion Regina
Strumento di grande importanza che si presume unico al mondo prodotto dalla Regina Music Box Company, USA, 1910 circa. Il meccanismo di questo straordinario “piano improprio” è, almeno per quanto riguarda la lettura, molto simile a quello delle cassette musicali a pettine metallico: tramite una manovella si carica una molla che fa ruotare il grande disco metallico; questo tramite dentini posizionati nella parte posteriore del disco aziona i martelletti del piano che vanno a percuotere le corde. Il timbro dello strumento è molto simile a quello degli antichi piani da tavolo. Le sue misure sono 260x104x56 cm. L’elegante mobile è in noce con intarsi. Era utilizzato sia nelle case nobili e abbienti sia in lussuosi ambienti pubblici e funzionava con l’inserimento di una moneta.

SALA DELLA PACE
Piano Debain
Alexandere Debain brevettò nel 1850 un autopiano, un particolare tipo di pianoforte in grado di suonare sia tradizionalmente che in maniera automatica. Il funzionamento avveniva tramite la rotazione di una manovella che facendo avanzare delle ‘planchette’ (tavolette in legno con inseriti piccoli chiodi) azionava i tasti del pianoforte. Al suo apparire l’autopiano Debain suscitò grande stupore e meraviglia, fu premiato ad importanti esposizioni internazionali e nonostante l’alto costo ebbe un buon successo di vendite. Con questo singolarissimo pianoforte, Debain cercò di ovviare alla principale difficoltà della “durata” nei piani a cilindro.



SALETTA GIALLA
Grafofono
Thomas Edison nel 1877 brevettò il Tin Foil, un sistema che consentiva di registrare la voce su un foglio di alluminio. A seguito di questa invenzione iniziò la produzione di fonografi, strumenti che riproducevano la musica e il canto inciso su un cilindro di cera. Edison era convinto di avere fatto un’invenzione che avrebbe visto il suo massimo sviluppo come ripetitore da applicare ai telefoni. Mai avrebbe immaginato che il cilindro avrebbe cambiato il volto della musica e del mercato musicale. Il grafofono è un fonoriproduttore molto simile al fonografo di Edison, prodotto dalla American Graphophone Company di cui era principale azionista A. Graham Bell, che incaricò degli sperimentatori per creare una macchina simile a quella di Edison da esibire come nuova invenzione. Quando le due macchine vennero presentate al pubblico a Londra nel 1889, un giornalista fece notare che sulla differenza tra le due macchine sarebbe nata una lunga battaglia giudiziaria. 

Grammofono a tromba
Stupendo grammofono con tromba in legno particolarmente adatto all’ascolto di musica operistica. Un potente motore a molla consente l’utilizzo di dischi 78 giri sino a cm. 30 di diametro. Rimarchevole la sua potenza sonora.

Grammofono stile Liberty
Grammofono in stile Liberty, unico esistente, particolarmente adatto all’ascolto di musiche della Belle Epoque. Pregiata la lavorazione lignea.



La Collezione Marini di strumenti musicali meccanici

La Collezione abbraccia tutti gli strumenti atti alla riproduzione musicale, dagli strumenti a corda (pianoforti, cetre, violini), a quelli ad aria (organi, armonium, fisarmoniche), agli idiofoni (strumenti a pettine metallico, percussioni varie). Fanno parte a buon diritto di questa collezione anche strumenti più moderni, quali fonografi, grammofoni e registratori, in quanto essi stessi riproduttori di musica. La collezione comprende strumenti costruiti nell’arco di tre secoli (XVIII-XX secolo) in diversi paesi dell’Europa e anche negli Stati Uniti.

Tra gli strumenti più antichi e pregiati vi sono due Flötenuhren (una delle quali di fine Settecento); ciò è naturale dal momento che l’organo, oltre ad essere stato il primo ad essere meccanizzato, è stato per lungo tempo anche l’unico. Di particolare interesse anche un organo viennese a orologeria, recante la firma “Leonhard Miller 1811”, di concezione ancora settecentesca, contenuto in una bella cassa “Retour d’Egypte”; l’organo ha un solo cilindro con otto arie, tra le quali Il Barbiere di Paisiello, Il Flauto magico e Il Ratto dal Serraglio di Mozart.

Particolarmente rappresentato e il mondo dei piani a cilindro chiodato. Va considerato che questo strumento umile ma molto rumoroso è sempre stato ritenuto tipicamente italiano e dall’Italia molti costruttori sono emigrati all’estero (Francia, Stati Uniti). A questi strumenti, che per varie ragioni sono finiti sulle strade e poi dimenticati in qualche angolo, è stata dedicata una particolare cura, date le condizioni, spesso disastrose, in cui venivano trovati. La Collezione conta ben ottantacinque pianoforti a cilindro, quasi tutti di fabbricazione italiana. Altro strumento tipicamente peninsulare, più precisamente bolognese, è il piano melodico. Un unicum nel suo genere che mediante una martelliera particolare (teste dei martelli molto piccole infilate, anziché su stilletti di legno fissi, su sottili lame d’acciaio) con l’oscillazione e la ribattuta continua riesce a raggiungere un peculiare effetto musicale. Il suo supporto è un libro di cartone ripiegato. Al mondo dei piani a cilindro appartiene un tipo particolare di “orchestrion”, sviluppatosi soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento, ad uso dei locali pubblici e spesso con avviamento a moneta. In Collezione sono presenti due orchestrion con violini e un orchestrion con xilofono, percussioni, Glockenspiel, tutti e tre pneumatici (lettura a rullo di carta).

Nel corso dei decenni diversi sono stati i media utilizzati per riprodurre la musica nei pianoforti automatici: cilindri e tavolette chiodati, rulli o libri di cartone forato, rulli di carta forata, perfino dischi di metallo a punte aggettanti. La collezione conserva pianoforti di tutte le tipologie menzionate. Particolarmente interessanti sono i reproducing pianos, chiamati così perché in grado di riprodurre la dinamica dell’esecuzione e di darle quindi un colore. Tramite questo tipo di pianoforti (che ha come supporto un rullo di carta forata) le preziose interpretazioni dei maggiori pianisti dei primi decenni del Novecento (quando le tecniche d’incisione discografica erano agli albori) sono ancora oggi fruibili e a disposizione di studiosi della storia della prassi esecutiva. La Collezione Marini è infatti dotata di una ricchissima rulloteca ricca di interpretazioni di Busoni, Skrjabin, Debussy, Paderewski, Rachmaninoff, De Pachmann, Hoffmann, Rosenthal, ecc.

La Collezione Marini possiede un discreto numero di organi automatici: dai piccoli modelli portativi ad ancia libera o a canne d’anima (che generalmente venivano suonati per la strada dagli ambulanti); a quelli domestici (minuscole serinette e organi da sala); da quelli da chiesa, ai grandi organi da fiera e da ballo. Generalmente questi ultimi funzionano con un libro di cartone forato (sistema Gavioli), mentre gli organi più piccoli hanno uno o più cilindri chiodati. Fa eccezione il grande Welte Cottage Orchestrion che, avendo una lettura pneumatica negativa, ha come supporto dei rulli di carta forata (similmente ai pianoforti). A questa categoria di strumenti va aggiunta quella di piccolissimi “organetti”, generalmente ad ancia, che usano i supporti più disparati. Si va dal disco forato di cartone o di metallo, al disco a punte aggettanti, alla lettura su fogli metallici con punti in rilievo (tipo Braille). Questo tipo di piccoli “organetti” appartiene a un’economia matura borghese. Di fatto, ciò che è interessante per il produttore, non è tanto lo strumento quanto la vendita dei supporti (supporti che, nel tempo, si sarebbero standardizzati).

Sono infine presenti nella Collezione anche le boîtes à musique (“scatole musicali”), sostanzialmente degli idiofoni a cilindro o a disco. Si tratta dello strumento chiamato popolarmente “carillon”. Questo tipo di strumento lo possiamo trovare, oltre che nella sua bella scatola, ad arricchire la suoneria di un orologio o ingentilire il movimento di un automa (la Collezione Marini conta venti oggetti di questo tipo) perché, come disse Voltaire, «la musica é il sangue dell’automa».

Fonte: Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese




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