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Cosa serve per vivere una vita bella? Nella terza età sembra utile il “cohousing”

Pubblicato da Paola Capitani in Castiglione dei Pepoli · 30/1/2022 12:14:00
Un gruppo di Firenze è interessato ad un complesso immobiliare in Castiglione dei Pepoli.



Paola Capitani con l’articolo della Domenica.

Nelle società dove i bisogni primari sono stati soddisfatti, i sondaggi mostrano che ottenere ricchezza e fama siano le chiavi per una vita felice. Almeno così pensa la maggior parte dei giovani adulti.

L’Università di Harvard, tra le più prestigiose al mondo, suggerisce invece che uno dei più importanti fattori per vivere una vita lunga e felice non è la quantità di denaro che accumuli o la notorietà che ricevi. Un barometro molto più importante della salute e del benessere, nel lungo termine, sono le tue relazioni con gli amici, la famiglia, il coniuge.

Questo è ciò che confermano alcuni dei risultati dell’Harvard Study of Adult Development. Un progetto di ricerca che, dal 1938, segue ed esamina da vicino la vita di oltre 700 persone e, in alcuni casi, dei loro coniugi. Lo studio ha rivelato alcuni fattori sorprendenti, e alcuni non così sorprendenti, che determinano se è probabile che le persone invecchino felicemente e in salute, o scivolino nella solitudine, nella malattia e nel declino mentale.

Robert Waldinger, direttore dello studio, ha raccontato alcuni dei risultati più sorprendenti del progetto di lunga data in un video (TED Talk) che ha ottenuto oltre 22 milioni di visualizzazioni.
“Pubblichiamo i nostri risultati su riviste accademiche che la maggior parte delle persone non legge“, ha affermato il dottor Waldinger, professore di psichiatria presso la Harvard Medical School. “E quindi volevamo davvero che le persone sapessero che questo studio esiste e che esiste da oltre 85 anni. Siamo stati finanziati dal governo per così tanti anni ed è importante che più persone lo sappiano. Non solo gli accademici”.

Lo studio iniziò a Boston negli anni ’30 con due gruppi di giovani uomini molto diversi. In un caso, un team di ricercatori decise di seguire gli studenti universitari di Harvard fino all’età adulta per vedere quali fattori avessero giocato un ruolo importante nella loro crescita e successo. “Pensavano che all’epoca fosse posta troppa enfasi sulla patologia e che sarebbe stato invece utile studiare le persone che stavano andando bene nel loro sviluppo da giovani adulti“.

Lo studio reclutò 268 studenti del secondo anno di Harvard e furono seguiti da vicino, con frequenti interviste ed esami sanitari. Negli ultimi anni lo studio incorporò anche scansioni cerebrali, prelievi di sangue e interviste ai coniugi e ai figli adulti dei soggetti.

Più o meno nello stesso periodo, un professore della Harvard Law School di nome Sheldon Glueck aveva iniziato a studiare i giovani di alcuni dei quartieri più poveri di Boston, inclusi 456 che erano riusciti a evitare la delinquenza nonostante provenissero da famiglie in difficoltà. Alla fine i due gruppi vennero fusi in un unico studio.

Nel corso dei decenni, queste persone sono cresciute e sono diventati avvocati, medici, uomini d’affari e, nel caso di uno studente di Harvard di nome John F. Kennedy, Presidente degli Stati Uniti. Altri hanno preso strade diverse.Alcuni sono diventati alcolizzati, hanno avuto carriere deludenti o sono caduti in malattie mentali. Coloro che rimangono in vita oggi hanno superato i 90 anni.

Nel corso degli anni, lo studio ha prodotto molti risultati degni di nota. Ha dimostrato, ad esempio, che per invecchiare bene fisicamente, la cosa più importante che si poteva fare era evitare di fumare. Ha scoperto che l’alcol era la principale causa di divorzio e che l’abuso di alcol spesso precedeva la depressione (piuttosto che il contrario).

Lo studio non si è concentrato solo sugli uomini ma anche sulle loro mogli e sui figli. I ricercatori hanno iniziato a filmare le coppie nelle loro case, studiando le loro interazioni e intervistandole separatamente su quasi ogni aspetto della loro vita, anche i litigi quotidiani.

Quando i ricercatori hanno esaminato i fattori nel corso degli anni che hanno fortemente influenzato la salute e il benessere, hanno scoperto che le relazioni con gli amici, e in particolare con i coniugi, erano importanti. Le persone con buone relazioni erano protette dalle malattie croniche, dalle malattie mentali e dal declino della memoria, anche se quelle relazioni avevano alti e bassi.

“Per buone relazioni non intendiamo che debbano essere sempre prive di qualunque contrasto. Alcune coppie di ottantenni affermavano di avere spesso delle discussioni, anche dei litigi. Ma fintanto che sentivano di poter davvero contare sull’altro quando c’erano in ballo questioni importanti, quelle discussioni non intaccavano la qualità e solidità della relazione“.

Il dottor Waldinger ha trovato che il risultato era simile anche nelle relazioni extra-familiari. Ad esempio. Coloro che erano riusciti a sostituire i vecchi colleghi con dei nuovi amici, dopo il pensionamento, erano più felici e più sani di quelli che dopo aver lasciato il lavoro, hanno posto meno enfasi sul mantenimento di solide reti sociali. “Più e più volte in questi anni il nostro studio ha dimostrato che le persone che se la sono cavata meglio sono state le persone che hanno coltivato buone relazioni con la famiglia, con gli amici e con la comunità“.

Il Dr. Waldinger ha riconosciuto che la ricerca ha mostrato un nesso di correlazione e non necessariamente una causalità. Vale infatti anche l’altra possibilità. Ovvero che le persone  più sane e più felici abbiano maggiori probabilità di creare e mantenere buone relazioni mentre, coloro che sono più fragili o malati, gradualmente tendano ad essere socialmente più isolati o incapaci di coltivare buone relazioni. Tuttavia, era innegabile che le buone relazioni sociali avessero avuto un ruolo causale nella salute e nel benessere a lungo termine.

Alla domanda su quali azioni concrete si possano quindi intraprendere, Il dottor Waldinger, sorridendo, risponde che ci sono molte possibilità.

Un sistema che sembra funzionare è il “cohousing”, ormai consolidato in diverse nazioni all’estero e già costituito in alcune regioni italiane.
Castiglione dei Pepoli sembra una location ideale per un gruppo si cittadini fiorentini seriamente interessati, avendo individuato un complesso immobiliare vicino al centro cittadino. Ci sono trattative in corso.

L’articolo è stato tratto dal sito http://www.cohousingtrentino.it/ .

Cos’è il Cohousing?: Clicca qui 



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