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Boom degli affitti brevi. Quanto rende il modello Airbnb

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 21/2/2018 12:45:00
Come è cambiato il mercato. Cresce l’esigenza di adeguarsi.



Di Andrea Donati

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla forte crescita del “turismo slow”. Trekking, mountain-bike, trail-running e comunque una forte tendenza al ritorno alla natura e alle bellezze del nostro appennino.

La “Via degli Dei” è stato un esempio eclatante che ha visto una importante crescita di nuova ricettività a livello di Bed&Breakfast, appartamenti turistici, Agriturismi, home-restaurant e affitti brevi.

La nascita della “Via della lana e della seta”, che collega Bologna con Prato attraverso i sentieri dei crinali che toccano i comuni di Vaiano, Vernio, Castiglione, Camugnano, Grizzana, Sasso Marconi e Casalecchio, sembra promettere uno sviluppo turistico parallelo alla gemella “Via degli Dei” che collega invece Bologna con Firenze.

Ma i territori che attraversa il nuovo percorso sono pronti ad accogliere questo flusso turistico che si ipotizza? Da alcuni dati facilmente riscontrabili, si evidenziano numerosissimi appartamenti sfitti o in vendita, che potrebbero essere utilizzati per assorbire la domanda che si presenterà.

Per capire meglio la tendenza generale del mercato degli affitti “brevi”, riportiamo alcuni passaggi di un articolo apparso recentemente sul Sole24Ore, il quale fa riferimento anche ai dati raggiunti dall’organizzazione Airbnb che si occupa appunto di ricettività.

Ecco come si presenta lo scenario degli affitti brevi.

“Per qualcuno è diventata un’attività semi-professionale. Per altri è solo un modo di alleggerire il carico di imposte e spese legate alla casa, magari in attesa della vendita. Di certo, quello degli affitti brevi è uno dei trend più forti del momento sul mercato immobiliare. Tra opportunità di guadagno (a volte sovrastimate), proteste degli albergatori e interventi normativi da parte di Parlamento, Regioni e Comuni.

Il boom di Airbnb
Dietro il boom c’è internet, che facilita l’incontro tra domanda e offerta in un modo impensabile fino a pochi anni fa, unito all’aumento di abitazioni sfitte, inutilizzate o in vendita. Il portale Airbnb, ad esempio, ha visto crescere gli annunci pubblicati dagli 8.126 del 2011 ai 354mila dell’anno scorso; ancora più importante il trend di crescita rispetto al 2016: +53,9% su base annua.

Un fenomeno sottostimato
Non ci sono dati ufficiali, ma a fronte dei 2,8 milioni di case affittate con contratti “lunghi”, è probabile che una parte non trascurabile dei 5,4 milioni di case che le Finanze classificano come «a disposizione» siano locate per brevi periodi nell’anno. Del resto, secondo l’Istat nel periodo 2010-16 gli arrivi nelle strutture alberghiere sono cresciuti del 13,7%, mentre in quelle extra-alberghiere l’aumento è stato del 37,3 per cento. E anche se in quest’ultima categoria sono compresi tra l’altro case vacanze, bed and breakfast e campeggi, la tendenza è evidente.

«C’è sicuramente interesse per gli affitti brevi, ma bisogna distinguere le diverse situazioni: in alcune zone non c’è richiesta da parte dei conduttori, in altre si punta su immobili urbani, in altre ancora sono stati valorizzati con questa formula immobili di pregio che rischiavano di restare inutilizzati», commenta Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia.

La gestione delle locazioni brevi impone di fare i conti anche con gli adempimenti burocratici. «L’altra faccia della medaglia – osserva il presidente di Confedilizia – sono le incertezze derivanti dalle normative regionali, soprattutto per chi viene incasellato dalla Regione, attraverso norme palesemente in contrasto con la Costituzione, come operatore professionale senza esserlo davvero».

Le proteste degli albergatori
In questo scenario si inseriscono anche le proteste degli albergatori, secondo i quali spesso la gestione di affitti brevi è un’attività economica a tutti gli effetti, che va disciplinata come tale. Così, mentre Airbnb sottolinea che in molti casi l’affitto ha aiutato i locatori a «integrare il reddito» o «mantenere la proprietà», il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, replica che «il 58% degli annunci è pubblicato da persone che gestiscono più alloggi». Secondo gli albergatori si tratta anche di contrastare il rischio di evasione fiscale, che giudicano elevato, oltre a tutelare gli ospiti: «Mancano standard minimi di qualità. Servono nuove regole, ma anche più controlli perché è in gioco la sicurezza».



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