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Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, oggi è una data storica

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 29/1/2021 09:36:00
È l’inizio, non la fine, dei nostri sforzi. L’Italia, nonostante i tanti appelli, è rimasta finora sorda



Di Andrea Donati

Il 22 gennaio 2021 è una data storica per tutta l’umanità. Con l’entrata in vigore del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), come sottolineato anche dalle parole di Papa Francesco, possiamo fattivamente “contribuire all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno”.

Questo primo strumento di diritto internazionale umanitario, giuridicamente vincolante, è un promemoria senza precedenti sul fatto che, nonostante e soprattutto alla luce delle tante tensioni globali, possiamo e dobbiamo intervenire a difesa della vita. Importante, per il raggiungimento di questo obiettivo, il ruolo della Campagna Internazionale per abolire le armi nucleari (ICAN), che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 2017 e del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa che, da quel lontano 6 agosto 1945 in cui la città di Hiroshima venne completamente rasa al suolo lasciando parzialmente funzionante proprio un ospedale della Croce Rossa, è sempre stato attivo per l’eliminazione delle armi nucleari.

Il Testo proibisce esplicitamente e inequivocabilmente l’uso, la minaccia dell’utilizzo, lo sviluppo, la produzione, la sperimentazione e lo stoccaggio di armi nucleari e obbliga tutti gli Stati aderenti a non assistere, incoraggiare o indurre nessuno in alcun modo a impegnarsi in qualsiasi attività vietata dal Trattato. Il Trattato obbliga altresì a fornire assistenza, comprese cure mediche, riabilitazione e supporto psicologico alle vittime sotto la loro giurisdizione senza discriminazioni e garantendone la loro inclusione socio-economica. Richiede, inoltre, ai soggetti aderenti di ripulire le aree contaminate dall’uso o dai test nucleari.

È un segno molto importante il fatto che questo risultato sia arrivato nel corso della terribile pandemia di Covid-19 tutt’ora in atto e che ha fatto comprendere al mondo intero l’importanza delle strutture sanitarie: perché in caso di attacco nucleare nessun sistema sanitario, nessun governo e nessuna organizzazione umanitaria sarebbe infatti in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni sanitari e di assistenza che un’esplosione nucleare porterebbe.

Adesso, perciò, a ciascun Paese non aderente, compresa l’Italia, non resta che chiedersi: vogliamo che le armi nucleari siano vietate o no? Siamo pronti a intensificare i nostri sforzi per ottenere la più ampia adesione possibile e insistere su questa visione di sicurezza collettiva? In tal senso, l’entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando nucleare è l’inizio, non la fine, dei nostri sforzi. Perché, ad oggi, gli stati firmatari sono 86 e quelli che lo hanno ratificato 51. Ancora troppo pochi.

L’Italia, nonostante i tanti appelli, compresa la campagna della Croce Rossa Italiana “Nuclear Experience”, è rimasta finora sorda così come lo sono i 9 Stati che possiedono arsenali atomici. Dobbiamo essere coscienti del fatto che saranno tempi lunghi e difficili, ma non smetteremo di sostenere lo sviluppo di una nuova etica globale e di una nuova era a difesa della civiltà e della vita stessa. 
Francesco Rocca Presidente nazionale Croce Rossa Italiana 




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