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Cani, gatti e coronavirus: basta inutili e pericolosi allarmismi.

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 2/5/2020 04:16:00
L’intervista all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie



Di Andrea Donati

Ad oggi esistono rare evidenze di infezione trasmessa da uomo ad animale, ma non è emerso alcun caso di trasmissione da animale a uomo.

In un momento storico in cui parole come “virus”, “pandemia”, “contagio” hanno preso a far parte del nostro vocabolario comune, destare inutili allarmismi a proposito del ruolo di cani e gatti può essere molto pericoloso.

Ora più che mai occorre far affidamento su informazioni chiare e corrette, per non destabilizzare milioni di proprietari e, soprattutto, proteggere i nostri animali dal continuo dilagare di notizie frammentarie e imprecise.

Per questo, è bene ribadire, ancora una volta, che non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 (che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione).

Per fare maggiora chiarezza, abbiamo intervistato la dottoressa Alda Natale, dirigente veterinario presso il Laboratorio sierologia e malattie pianificate della SCT3 dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Potrebbe essere una norma di buon senso applicare le misure di distanza sociale anche per cani e gatti nei confronti di sconosciuti e altri animali, come consiglia il CDC USA
E’ buona norma proteggere i nostri animali da un potenziale contagio, visto che sono stati segnalati rari casi di trasmissione dell’infezione da uomo ad animale.
Così come noi evitiamo il contatto con persone sconosciute, è prudente evitare di esporre i nostri animali.



Va fatto un grosso distinguo tra cane e gatto:
– Per il cane, la possibilità di condurlo al guinzaglio ci consente di evitargli contatti potenzialmente a rischio, senza privarlo della possibilità di uscire e di svolgere attività che assicurino il suo benessere psico-fisico, pur con piccole limitazioni temporanee, fino al termine dell’emergenza;

– Per il gatto, garantire in assoluto il rispetto delle distanze sociali significherebbe confinarlo all’interno delle mura domestiche, misura che al momento NON è giustificata dalle evidenze scientifiche e dal rischio epidemiologico. Il gatto è un animale per natura elusivo e difficilmente decide di entrare in contatto diretto con persone sconosciute ed altri animali.
Le linee guida ministeriali COVID-PET prevedono il confinamento del gatto solo nel caso in cui faccia parte di un nucleo familiare in ci sono persone infette e/o in quarantena, e solo per il periodo in cui esistono le restrizioni per le persone.

E anche in caso di quarantena: “Per i gatti saranno consentite le uscite ai soggetti abituati a farlo, se sarà possibile garantire una delimitazione dell’area esterna (es. giardino confinato da reti anti-scavalco), al fine di evitare contatti con altre persone e/o animali.”. La società internazionale di medicina felina raccomanda di non segregare i gatti in casa a scopo preventivo, se questi sono abituati a uscire, perché questo potrebbe provocare importanti condizioni di stress con conseguenze sulla salute.

Aggiungo che dal punto di vista etologico e comportamentale, la scuola italiana (con l’approccio cognitivo-zooantropologico), la nostra cultura e la legge sono molto più rispettose del benessere di cani e gatti rispetto ad altri paesi.

Questo che impatto avrebbe sulla salute psicofisica di animali per eccellenza sociali?
Anche in questo caso farei un grosso distinguo tra cani e gatti:
– Il cane vive una socialità di branco, il branco è il suo nucleo familiare, pertanto togliere la possibilità di contatto con sconosciuti e altri animali lo limita, ma è una sofferenza tollerabile se può vivere la sua vita in famiglia in modo soddisfacente; per certi aspetti (es. cani fobici o poco socializzati) il rispetto della distanza sociale può avere persino risvolti positivi!
La socializzazione con altri cani è un argomento su cui ci sarebbe molto da dire… andrebbe valutata attentamente anche in condizioni di normalità, quando si rischia di esporre i propri cani a contatti non sempre graditi. Spesso scambiamo per gioco interazioni non propriamente piacevoli.

– Il gatto vive una socialità prevalentemente “a distanza”, basata su tracce odorose, visive, feromonali… tutte attività che non lo mettono a rischio per l’epidemia da COVID-19, ma per le quali è imprescindibile un minimo di libertà e di accesso ad ambienti esterni. Per questo motivo si raccomanda di non segregare i gatti in casa a scopo preventivo, se questi sono abituati a uscire.

Ci sono delle accortezze che possiamo seguire in questo momento di lockdown per migliorare il benessere dei nostri animali?
Citerei due aspetti ugualmente importanti:
– Da un lato, l’attivazione mentale, il coinvolgimento nelle nostre attività, piccoli giochi e attività di ricerca che possono aiutare a superare la noia e a compensare una minore attività fisica all’aperto;

– Dall’altro, il rispetto degli spazi di privacy e di riposo, soprattutto nelle case in cui sono presenti bambini piccoli, in ambienti piccoli, sovraffollati ed ora “vissuti” 24/24 ore.
Può essere utile confrontarsi con un esperto in comportamento, che può dare consigli preziosi.

Dal momento che i negozi di toeletta sono chiusi, quali sono gli accorgimenti per prendersi cura di cani e gatti in casa?
Molto dipende dal soggetto:
– un gatto a pelo corto non ha bisogno di particolari cure, né di lavaggi;
– Il gatto a pelo lungo, in particolare per alcune razze, necessita di una frequente spazzolatura per evitare la formazione di nodi e conseguenti complicazioni che possono coinvolgere anche lo stato di salute;

– Per i cani, a seconda della razza c’è una notevole variabilità di cure che si rendono necessarie, per cui è bene fare riferimento al consiglio di un esperto, in primis il veterinario curante, per prevenire problemi di salute.

Anche il “banale” taglio delle unghie, pur non essendo un’emergenza, può diventare un’attività indifferibile che può essere richiesta al veterinario, se rischia di creare complicazioni per la salute (es. lo sperone che cresce fino a ferire il cuscinetto, o il controllo dei sacchi anali, ecc.)

Dopo lo scandalo dei cani ustionati dalla candeggina, qual è il modo corretto di disinfettare le zampe?
Il virus è inattivato dai normali detergenti, pertanto non è necessario utilizzare disinfettanti, così come per noi è sufficiente lavarci le mani.
Si può utilizzare acqua e sapone neutro (es. sapone di Marsiglia), o detergenti approvati per uso su cani e gatti.

Esistono inoltre formulazioni spray e/o gel a base di clorexidina 4% o amuchina allo 0,05%, che possono essere passati sul pelo e potrebbero sostituire il bagno. Massima attenzione all’utilizzo di queste sostanza nel gatto, data l’attitudine al leccamento e conseguente rischio di intossicazione.

Ricordiamo che il gatto è attratto dall’odore della candeggina e che leccarla può condurlo a morte.

Ribadiamo che gli animali domestici non trasmettono il coronavirus agli essere umani?
Ad oggi esistono rare evidenze di infezione trasmessa da uomo ad animale, ma non è emerso alcun caso di trasmissione da animale a uomo.

Citando Michael Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Oms “Gli animali non sono un serbatoio, semmai sono vittime. Succede spesso con le malattie emergenti e dobbiamo stabilire chiaramente ogni aspetto”.

Ovviamente, la valutazione del rischio è in continuo aggiornamento, e per questo il Ministero si è attivato per una raccolta di dati che possa confermare quanto emerso fino ad oggi, tutelando la nostra salute e quella dei nostri amici animali.

In caso di nostro ricovero, come possiamo aiutare i nostri animali, dovendoli affidare a cure di altre persone?
Il consiglio è di preparare preventivamente un piano di emergenza, accordandosi con amici o parenti disposti ad accogliere i nostri animali in caso di necessità, o per lo meno ad accudirli nel loro ambiente domestico (in particolare per i gatti).

Essere ospitati presso persone conosciute sarà un’esperienza stressante ma affrontabile, nulla a che vedere con una permanenza in gabbia presso un rifugio o un canile sanitario.

Fonte: GreenMe.it https://www.greenme.it/ , intervista di Roberta Ragni alla dottoressa Alda Natale, dirigente veterinario presso il Laboratorio sierologia e malattie pianificate della SCT3 dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie


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