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In breve: Riaprire lunedì 18 maggio, in tutta Italia, bar, ristoranti e parrucchieri. È scontro sulle mascherine introvabili, ma mancano anche alcol e guanti

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 12/5/2020 13:44:00



Di andrea Donati

Quando si scriverà la storia definitiva dell’impatto del virus sull’Italia, questi giorni — proprio questi giorni — saranno forse ricordati come quelli decisivi. In quale senso, oggi è impossibile saperlo. In sintesi, la situazione è questa.


Riaprire lunedì 18 maggio, in tutta Italia, bar, ristoranti e parrucchieri

— Il governo emanerà forse oggi, dopo una lunga serie di rinvii, il Decreto Rilancio, già previsto in aprile. La maxi manovra da 55 miliardi, articolata in 258 articoli spalmati in 444 pagine, attesa da famiglie, lavoratori e imprese, è appesa allo scontro nella maggioranza sulla regolarizzazione dei migranti che lavorano come braccianti, colf e badanti. La vogliono tutti i partiti che sostengono Conte tranne quello al quale il 4 marzo 2018 gli italiani hanno consegnato le chiavi del Paese, e che vive una fase di balcanizzazione interna. Il ministro dell’Economia Gualtieri assicura che "i nodi (con i 5 Stelle) sono sciolti". Vedremo oggi. Massimo Franco analizza queste convulsioni con la durezza che meritano.

— Governo e Regioni si sono accordati ufficialmente per riaprire lunedì 18 maggio, in tutta Italia, bar, ristoranti e parrucchieri. Le Regioni potranno modulare il calendario delle riaperture in autonomia, ma il governo si riserva di bloccare tutto se le cose peggiorassero.

È scontro sulle mascherine introvabili. Ma mancano anche alcol e guanti

- A più di un mese dall'inizio del percorso che avrebbe dovuto rendere disponibili le mascherine in tutta Italia e a un prezzo calmierato (per quelle chirurgiche) di 50 centesimi (+Iva), si infiamma lo scontro con il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri. Mentre i dispositivi che proteggono dal virus continuano a mancare sul mercato. Ieri è stato un botta e risposta tra Federfarma e Confindustria moda, da una parte, e Arcuri, dall'altra. «Nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite. Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino. Le ingenti quantità promesse, affinché queste ultime fossero nella disponibilità delle farmacie, purtroppo non sono arrivate», ha denunciato Marco Cossolo, presidente di Federfarma.

- (...) «La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti. Le farmacie - ha replicato Arcuri - non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere». E ancora: «Il prezzo massimo è stato fissato nell'esclusivo interesse dei cittadini. Chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana fa le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini».

Intanto, però, sul mercato non si trovano. E non solo loro. «C’è una fortissima carenza da nord a sud anche di alcol e guanti», lamenta il segretario nazionale di Federfarma, Roberto Tobia. Le materie prime sono andate alle stelle, i fornitori hanno applicato il rincaro e i rivenditori si ritrovano a pagare un costo d'acquisto altissimo. «Un pacco di guanti da 100 pezzi ci è stato offerto a 22 euro, rispetto ai 5 dell'era pre-Covid», dice Cossolo
Fonte: Corriere della Sera


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