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Medici di Medicina Generale. Assicurarsi che rimangano punti di riferimento per i cittadini/pazienti

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 11/6/2021 06:45:00
Presentato una Question Time alla Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta Regional



Di Andrea Donati

Bologna – 8 Giugno 2021 – Nella seduta odierna il capogruppo di RETE CIVICA - Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ha presentato una Question Time alla Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta Regionale che affrontava il tema dei corsi di formazione per i medici di medicina generale, obbligatori per ottenere l’idoneità allo svolgimento della professione di medico di medicina generale



I medici di medicina generale sono il primo riferimento sanitario per i cittadini, l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale. Per questo la loro presenza capillare sul territorio è di fondamentale importanza. In questi anni invece la figura del medico di famiglia è diventata sempre più marginale e insignificante agli occhi della politica e dei cittadini. Inoltre, una politica poco lungimirante sugli accessi alla Facoltà di Medicina ha fatto sì che a fronte di un consistente numero di medici di famiglia in via di pensionamento non ci sia il rincalzo sufficiente di nuove leve pronte a sostituirli.

Una situazione che finisce per oberare di pazienti i medici rimasti e penalizzare il servizio ai cittadini. Ripensare all’organizzazione della sanità territoriale e non, è impossibile senza un ripensamento del ruolo del medico di famiglia. Lo stesso Assessore regionale alle Politiche per la Salute, nonché neo-eletto Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni Raffaele Donini in un’intervista rilasciata il 2 giugno scorso al Quotidiano Sanità così si esprimeva: “In questo momento mi preme di più inserire e valorizzare l’attività dei medici di medicina generale nella medicina del territorio in un’ottica di rete territoriale…… occorre puntare su una sinergia forte fra farmacisti e medici di base, valorizzando la loro professionalità e sfruttando appieno il loro rapporto capillare con l’utenza.

La rappresentazione “medico prescrittore-farmacista erogatore” ha finora mortificato ruolo e funzioni di due professionalità che sono snodi essenziali della sanità pubblica. Va superato attraverso un coinvolgimento attivo in un’ottica di front-office del servizio sanitario. Non dobbiamo dimenticare che lo studio del medico di famiglia e la farmacia sono i primi luoghi a cui il paziente fa riferimento.”

Ma il medico, per ottenere l’abilitazione allo svolgimento dell’attività di Medico di Medicina Generale deve seguire un corso triennale di formazione post-laurea. In gran parte dei paesi europei la specializzazione dei medici di medicina generale è demandata alle università che istituiscono lo specifico corso di specializzazione. In Italia invece dagli anni '90 è di pertinenza delle regioni e degli ordini dei medici locali.

Il bando per l’ammissione al corso triennale 2020/2023 si è appena concluso in Emilia-Romagna e l’avvio del corso è programmato per la terza decade del mese di luglio 2021.
La frequenza è obbligatoria e comporta un impegno a tempo pieno, per un totale nel triennio di almeno 4.800 ore. Implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l'intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell'anno rendendo di fatto e per legge INCOMPATIBILE con il corso ogni altra attività, anche se è previsto che i laureati in medicina e chirurgia abilitati, anche durante la loro iscrizione ai corsi di specializzazione o ai corsi di formazione specifica in medicina generale, possono sostituire a tempo determinato medici di medicina generale convenzionati con il SSN ed essere iscritti negli elenchi della guardia medica notturna e festiva e della guardia medica turistica.

A fronte di un impegno così totalizzante, il medico riceve una borsa di studio di 11.103 euro l’anno, soggetta alle trattenute I.R.P.E.F. e I.R.A.P. ed è tenuto a stipulare a proprie spese una polizza assicurativa per i rischi professionali e gli infortuni connessi all'attività di formazione in base alle condizioni generali stabilite dalla regione.

Nel 2006 un Decreto del Ministro della Salute ha previsto la possibilità che i corsi di formazione possano essere frequentati a tempo pieno o parziale e in questo caso decadono le preclusioni e le incompatibilità presenti in caso di formazione a tempo pieno.

Nel caso la possibilità del corso parziale non sia attivata, il medico con incarichi provvisori – indeterminati e a titolo temporaneo - di assistenza primaria da 1500 pazienti che intenda frequentare il corso, sarà costretto a ridurre il numero dei suoi assistiti a 500 lasciando gli altri 1000 pazienti senza alcun medico di riferimento. Inutile sottolineare che a risentirne saranno i territori più fragili e marginali, come la montagna, che già faticano ad avere la copertura dei posti vacanti, poiché notoriamente meno appetibili per i professionisti. Una situazione questa che si aggraverebbe ancor di più se i medici fossero costretti a ridurre i propri assistiti a soli 500 pazienti, per poter frequentare il corso di formazione.

Attivare il corso a tempo parziale, peraltro già disposto da altre Regioni, significa garantire una continuità assistenziale a un territorio particolarmente fragile e lasciare ai medici la possibilità di effettuare il corso di formazione senza alcuna limitazione nel numero degli assistiti. Garantire i servizi essenziali e dare risposte ai bisogni di una popolazione decentrata e distante dai centri urbani aiuta a migliorare il buon funzionamento anche di altri servizi sanitari, quali ad esempio gli accessi al pronto soccorso, alle consulenze specialistiche, ecc.

Mastacchi Interroga la Giunta regionale per sapere se non ritenga opportuno e importante intervenire, come già disposto in altre Regioni e come previsto dalla normativa nazionale vigente, attivando in tempi brevissimi i corsi di formazione di medicina generale a tempo parziale, a garanzia di una continuità di erogazione dei servizi pubblici essenziali a tutta la popolazione, compresi i territori più fragili e marginali, come la montagna dove spesso permangono posti vacanti data la peculiarità del territorio ed è quindi assolutamente indispensabile mantenere i professionisti che qui già operano.

Soddisfa parzialmente la risposta dell’Assessore Donini che definisce il tema proposto da Mastacchi “strategico” e meritevole di essere affrontato e risolto con una politica più generale che chieda anche allo Stato una maggiore disponibilità di percorsi volti alla medicina del territorio. Rileva però Donini che l’attivazione dei corsi a tempo parziale comporterebbe un’inevitabile estensione dell’intero periodo formativo ben oltre i tre anni, che se da una parte consentirebbe al medico di svolgere anche altre attività lavorative, dall’altro non ne consentirebbe lo svolgimento in forma continuativa dato che in alcuni periodi la formazione rimarrebbe a tempo pieno. Tale opportunità non sembra aver rappresentato per i medici una soluzione ottimale a giudicare dal numero delle richieste per corsi parziali pervenute.

Per quanto riguarda il tema proposto da Mastacchi di come coprire le zone piò carenti, soprattutto quelle montane, è un tema che Donini dichiara aver intenzione di porre al centro della discussione nazionale, confrontandosi anche con i colleghi delle altre regioni.
Mastacchi nel far notare che le analisi vengono sempre fatte sui numeri e che i numeri della montagna sono sempre poco autorevoli rispetto alle zone più popolose, auspica nondimeno che l’interessamento dell’Assessore sia determinante per trovare una soluzione definitiva alle problematiche dei medici di medicina generale in montagna parallelamente a tante altre problematiche sanitarie.




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