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Zone scoperte in regione per le case di residenza per gli anziani

Pubblicato da Andrea Donati in Appennino · 21/6/2022 04:43:00
No della maggioranza a una riorganizzazione



Di Andrea Donati

È andata a votazione in Aula la risoluzione presentata dal capogruppo di RETE CIVICA - Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi che chiedeva una riflessione sulla riorganizzazione dei servizi di degenza emiliano-romagnoli prevedendo una dislocazione più omogenea sul territorio.

Le Case Residenza per gli Anziani sono strutture sociosanitarie pensate per accogliere anziani con un livello di non autosufficienza di grado medio e severo e che però non necessitano di prestazioni ospedaliere. La casa-residenza garantisce assistenza medica, infermieristica e trattamenti riabilitativi per il mantenimento e il miglioramento dello stato di salute e di benessere della persona anziana ospitata.

Nel territorio diverse strutture hanno alcuni o tutti i posti letto convenzionati con l’Azienda AUSL e la retta è parzialmente compartecipata attraverso i Distretti tramite il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza. Da una richiesta di dati ex art. 30 comma 3 dello Statuto e art. 119 comma 1 del Regolamento dell’Assemblea legislativa fatta dal Consigliere Mastacchi risulta che alcune zone nell’Appennino Bolognese sono scoperte (situazione forse condivisa anche da altri territori della Regione), fatto che determina disagi non indifferenti per una fascia della popolazione già fortemente provata dall’emergenza pandemica.

Lo stanziamento delle risorse per la non autosufficienza in Emilia-Romagna per il 2021 ammonta a circa 457 milioni, cifra che arriva a 520 milioni circa con il fondo nazionale e con il fondo “dopo di noi”. La Regione Veneto, per esempio, stanzia 736 milioni per soddisfare i bisogni crescenti di questa fascia della popolazione a cui aggiunge un’ulteriore agevolazione attraverso la tassazione agevolata ai fini dell’addizionale IRPEF.

Una soluzione in tal senso può rivelarsi salvifica, dal momento che il ricovero presso queste strutture si arricchisce di una serie di valenze positive, talvolta inaspettate o comunque sottovalutate, e garantisce agli anziani di godere di una serenità e di una protezione di cui non potrebbero giovarsi qualora restassero nel proprio ambiente domestico.

Nel rispondere e comunicare il voto negativo della maggioranza, la Consigliera Maletti giustifica il rifiuto alla richiesta del Consigliere Mastacchi – impegnare la Giunta a fare una riflessione rispetto alla riorganizzazione dei servizi di degenza emiliano-romagnoli, prevedendo una dislocazione più omogenea sul territorio laddove alcune aree risultano particolarmente “scoperte”- perché non è la Regione l’Ente preposto a fare queste scelte.
Può dare delle indicazioni ma l’ambito nel quale vengono fatte le scelte è l’ambito distrettuale e degli Enti Locali (Comuni e Unioni dei Comuni).

Il Consigliere Pelloni fa notare che la risoluzione ha un indirizzo politico, non ha forza legislativa e dunque la motivazione utilizzata dalla maggioranza per bocciare questa risoluzione non ha fondamento legale. É nelle prerogative e nella legittimità dell’Assemblea Legislativa mandare un indirizzo politico ai territori che, per il futuro, gli Enti preposti considerino di coprire di più i territori e seguano il criterio di una maggiore omogeneità.

Ma la risposta della maggioranza continua a farsi forte di questioni burocratiche di competenza, rifiutando anche un emendamento presentato dal Consigliere Facci che avrebbe consentito almeno di dare quelle famose indicazioni. Intanto le liste di attesa aumentano e nel 2022 non è stato aggiunto alcun posto nelle CRA. Stupisce questo “no” e fa poco sperare anche per il futuro.
Fonte: Comunicato stampa Gruppo Assembleare Rete Civica Progetto Emilia-Romagna  


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